Apple sconfitta nella battaglia delle vetrine
Modello Londra. Più che all’Apple Store sulla 5th Avenue di New York, l’Apple Store che verrà aperto a Torino dovrebbe somigliare a uno di quelli di Londra, situato in Regent Street
L’inaugurazione, prevista in un primo momento a settembre, slitterà alla prima metà di ottobre. Però, che fatica, avranno pensato in California.
Abituata a conquistare il mondo, e imporre le sue inflessibili regole a tutte le latitudini, la corazzata Apple ha rischiato di arenarsi in via Roma a Torino. E ha dovuto faticare non poco per venire a capo della sabaudissima Soprintendenza torinese, per cui le regole sono regole, si tratti di un negozietto di alimentari o del più grande store italiano della più cool tra le aziende informatiche. Volevano costruire un mega store tutto vetri, da pavimento a soffitto, i signori della Mela. Volevano le insegne a bandiera - quelle che sporgono - sotto i portici di via Roma. Volevano eliminare gli infissi a croce delle finestre circolari che danno su via Bertola. Insomma,
volevano rivoluzionare il palazzo e adeguarlo ai loro standard, come accade in tutto il mondo. Già, ma il mondo non è Torino. E a Torino - per fortuna o purtroppo, dipende dai punti di vista - tocca fare i conti con un’inflessibile Soprintendenza. Che, al primo impatto con Apple, ha infilato una sequenza di «no».
Il megastore si farà, e ci mancherebbe altro, è uno di quegli investimenti che capitano una volta nella vita o quasi. Il gigante di Cupertino riqualificherà a sue spese tutta la facciata dell’edificio, via Roma 80, a due passi da piazza San Carlo. Darà lavoro a una cinquantina di persone. Però ha dovuto cedere, ed è una di quelle cose che capitano piuttosto di rado. Il megastore non avrà le insegne a bandiera e manterrà le finestre originarie, come hanno imposto Soprintendenza e Comune.
Apple l’ha spuntata solo sulle vetrate, vero tratto distintivo dei suoi store. Ma è stata dura, ci sono voluti tre incontri, e la mediazione di due assessori del Comune (Giuliana Tedesco che ha la delega al Commercio e Ilda Curti che si occupa di Urbanistica) nonché del sindaco Fassino in persona, per strappare un sì che sembrava tutt’altro che scontato. Il basamento in muratura, tipico dei portici torinesi, è stato quindi smantellato; quando il cantiere sarà finito al suo posto vedremo una vetrata a tutto campo.
Il nuovo centro, 1.360 metri quadrati, una superficie di vendita di 700 metri quadrati, aprirà tra due mesi. Massimo riserbo sulla data: potrebbe coincidere con il lancio dell’iPhone 5, ma il rischio di generare un caos vorticoso tra inaugurazione del negozio e nuovo telefono avrebbe indotto la multinazionale americana a cambiare idea.
Una volta aperto, il negozio sarà uno degli Apple Store di «prestigio», un centro di livello internazionale, alla pari con alcuni dei più importanti punti vendita di nazioni come Francia e Regno Unito, distante dal modello «centro commerciale» seguito fino a oggi in nove dei dieci store italiani, Bologna esclusa. Sarà il più grande, tra quelli aperti in Italia. Probabilmente sarà disposto sue due piani. Anche l’allestimento, dove domineranno acciaio e cristallo, sarà diverso e più ricercato rispetto agli altri negozi italiani: stando ad alcune indiscrezioni verrà montato un ascensore in cristallo completamente trasparente, simile a quello presente nel celebre Apple Store della 5th Avenue a New York.
Una volta tanto Torino ha battuto sul tempo Milano. Apple era intenzionata a stabilirsi sotto la Madonnina, ma non è riuscita a ottenere le autorizzazioni, perdendo l’asta con Prada. Ai puristi non farà molto piacere: in fondo è l’ennesima grande catena che sbarca in centro, potenzialmente snaturando il tradizionale tessuto commerciale della città. Però è un segno dei tempi, di un mondo che cambia, in cui molti negozi stanno abbandonando il centro. «Il fatto che un colosso come Apple abbia scelto Torino e abbia deciso di riqualificare un intero palazzo per noi è molto importante», spiega l’assessore al Commercio Tedesco. «È un segnale che ci fa ben sperare».
di Andrea Rossi - lastampa.it
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